Alessio Caiffa

Il film viene diviso in tre episodi. La regia di qusto film è di Nando Cicero, quindi una garanzia del genere. Gli episodi sono abbastanza originali e si ride molto, soprattutto nel secondo e nel terzo dove sia Banfi che Vitali (esilarante in questo film il suo accento mezzo siciliano e mezzo romano) si confermano maestri del genere.

Paradiso andata e ritorno

La bella Luna (Gloria Guida) vorrebbe diventare una showgirl di successo, ma per sfondare dovrebbe concedersi, ai soliti potenti opportunisti e, ovviamente, questo a lei non va! Però, dopo un po' la ragazza inizia a pensarci e, anche per questo, dal paradiso gli viene affidato un angelo custode, un angelo vero con le ali, di nome Ciclamino (Claudio Saint Just) che solo lei può vedere e sentire.

Lei subito è diffidente e infatti decide di andare con il commendatore pronto a lanciarla nel mondo dello spettacolo. A quel punto, Ciclamino interviene magicamente, sottraendola alle grinfie del commendatore, ma al tempo stesso, riesce a farle avere una parte importante in uno spettacolo. Nelle prove dello spettacolo, la moglie del coreografo, fa di tutto perché la parte venga data a lei, e quindi agli ordini della sua donna, il coreografo ridicolizza sul palco Luna. Ma anche qui ecco lo zampino di Ciclamino che grazie ai suoi poteri fa cambiare idea al coreografo facendolo innamorare della bella Luna, ma questa volta commette un errore. Si perché si accorge di essersi innamorato di Luna! Pero' proprio per questo dal paradiso, Ciclamino, viene richiamato, per evitare che cada in tentazione con Luna.

Una volta tornato in paradisom Ciclamino vede arrivare la sua Luna, si ma non da sola: con il coreografo. Si perché i due (colpa della moglie del coreografo che ha boicottato la moto di Luna) sono morti in un incidente e Ciclamino se li vede arrivare, e i due ahimè gli raccontano di essersi innamorati sulla via del paradiso! Per l'Angelo custode è una brutta botta, che però smaltisce poco dopo con la sua grande passione, il ballo e la musica, che in paradiso non gli mancano davvero.

Amore e manette

L'agente Carmine Petralia (Alvaro Vitali) si trova alle prese con Ernesto (Ernest Thole) un travestito che ha appena fatto uno scippo ed è stato denunciato alla polizia. Petralia, ha l'incarico di portare Ernesto al commissariato. Ammanettati l'uno a l'altro, Ernesto riesce a intenerire l'agente e prima di andare al commissariato, lo convince a passare prima da casa, dove deve dare la poppata al piccolo figlio della sorella (assente perché in carcere).

Petralia, che in realtà aveva gia finito da un bel pezzo il suo turno, si ricorda che deve andare alla stazione a prendere la sua fidanzata, la bruttissima Rosalia, diretta a Torino con la zia, ma ferma a Roma in attesa della coincidenza. Approfittando del poco tempo, Petralia, porta a casa sua la fidanzata, ma gioco forza deve portarsi dietro anche Ernesto per paura che quest'ultimo scappi. Senza che i due combinino nulla (anche per l'arrivo della pazza padrona di casa di Petralia) insieme ad Ernesto tornano in stazione, ma sia il treno che la zia sono partiti! Allora i tre tornano a casa di Ernesto per l'ennesima poppata del bimbo, Petralia accetta ma minaccia Ernesto che il mattino dopo si debba andare immediatamente al commissariato.

Giunti a casa scoprono che il latte è finito allora per paura che Ernesto scappi è l'agente Petralia ad andare a procurarlo, lasciando incautamente a casa Rosalia ed Ernesto. Qui accade l'incredibile. Ernesto depila, trucca, e acconcia i capelli di Rosalia, e scopre che lei è una bella ragazza, e che gli piacciono le donne! Allora i due decidono di scappare insieme col pupo, e lasciano una lettera al povero Petralia che involontariamente per il dolore beve dell'acido (che era dentro una bottiglia dove prima c'era del whiskey), si avvelena e muore.

Giunto nel paradiso terrestre, Carmine Petralia è felice con delle donne, ma sul più bello anche qui arriva una volante della polizia che gli consegna un cavernicolo gay da portare al commissariato, che con una botta in testa si porta via il malcapitato polizziotto. Quando si dice "la fortuna".

Povero diavolo

Lino (Lino Banfi) è un meccanico dentista, e lavora nella sua abitazione, così come la moglie che di mestiere fa le iniezioni (bellissimo il via vai di persone in mutande nella casa di Lino, in attesa dell'iniezione, dal panettiere, fino a ragionieri e preti!).

Tutto funziona al meglio fino a che il padrone di casa chiede a Lino e famiglia un gigantesco aumento, altrimenti minaccia lo sfratto! Lino non sa più dove sbatter la testa e per risolvere i suoi problemi venderebbe l'anima al diavolo. Detto fatto, ecco che davanti a lui compare Butifar detto Pupù (Pippo Santanastaso) che viene in rappresentanza del diavolo, per proporre a Lino un accordo: possedere sua moglie in cambio dei soldi per la casa!

Lino è combattuto, non sa davvero cosa fare, e intanto gli piomba a casa Pupù, che lui presenta alla famiglia come cugino. Pupù davanti alla famiglia di Lino promette di risolvere i problemi per la casa, avendo in cambio una firma su finta procura (ovviamente è il patto con il diavolo!). Per un errore, invece della moglie, il contratto lo firma Lino, ed ecco il patatrac. Pupù spiega che adesso quello che doveva fare con la moglie, lo deve fare con Lino! Ovviamente ora Lino è terrorizzato ma non può più tornare indietro! Passa una notte insonne perché Pupù è lì in casa sua a dormire, e quella è la notte prescelta per far valere il patto con il diavolo!

Allora Lino spiega tutta la verità alla moglie, che cerca di convincerlo ad accettare il patto per il bene della famiglia. Ora Lino è quasi convinto, ma il problema è che Pupù lo vede nudo nella doccia (sempre quella notte) e facendogli schifo decide di rinunciare! Allora è Lino che prova a convincere Pupù adesso! Infatti il giorno dopo Lino prova a far cambiare idea a Pupù portandolo in giro per Roma facendogli vedere solo statue di uomini, e vestendosi in modo un po' ambiguo (Qui Banfi fa morire dal ridere solo a vederlo, con bermuda zoccoli e cavigliera) ma niente; a Pupù piacciono solo le donne. E infatti la sera stessa Pupù prova a possedere Incatenata la cognata di Banfi, ma per errore Pupù possiede il padrone di casa! Si perché il padrone di casa di Lino era appena entrato (aveva aperto con le chiavi, visto che oramai l'appartamento stava tornando sua, perché lo sfratto per Lino era esecutivo). Ma poco dopo il padrone di casa era fuggito perché, per colpa di Pupù il suo sedere faceva scintille!

A questo punto il diavolo in persona licenzia Pupù perché non ha fatto rispettare il patto. E Lino? Può sorridere, visto che il suo padrone di casa gli revoca lo sfratto perché crede che la sera del patatrac, sia stato proprio lui a possederlo. Così Lino si ritrova il padrone di casa invaghito di lui, ma almeno l'appartamento è salvo.

- Aggiornamento: 4 ottobre 2006 -

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