Paolo Sciré

È opinione di molti critici (compreso me) che Avere Vent'anni è un film controverso che cerca di mettere in risalto, senza riuscirci, molte tematiche come la droga, le comuni, il femminismo. Questo lo ammette anche il regista che afferma oltretutto che le due protagoniste, la Guida e la Carati, adatte per il ruolo di due ragazze libertine, non sono però delle grandi attrici. Forse, secondo me, la colpa non era loro, perché il film era troppo complesso ed era difficile con tutta quella carne al fuoco sviluppare tutto.

La trama è piuttosto semplice. Lia e Tina, due vagabonde amanti della libertà, s'incontrano al mare e vanno a vivere insieme nella comune del Nazariota, un posto pieno di gente strana, dove questi le vuole far prostituire. Incontrano un guru vestito da pulcinella, magistralmente interpretato da Leopoldo Mastelloni e un ragazzo, interpretato da Ray Lovelock, di cui Tina s'innamora follemente. Vanno avanti vendendo enciclopedie, ma un giorno viene trovata della droga nella comune e vengono rispedite nel loro paese. Purtroppo entratte in una trattoria, vengono addocchiate da un branco di uomini che hanno intenzione di violentarle: scappano ma alla fine vengono uccise brutalmente nel bosco.

Nelle due ragazze traspare l'entusiasmo per la vita e nello stesso tempo la loro ingenuità. Il film va visto appunto su più ottiche e non è banale come si pensi: non ha raccolto i risultati sperati, ma per i temi che voleva affrontare non andava messo da parte, anche se avolte è crudo e volgare. Il sessantotto era ancora fresco, come le sue tematiche, e le sue speranze, per Fernando Di Leo tutto era fallito.

- Ultimo aggiornamento: 28 agosto 2006 -

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