Paolo Sciré

Più di 2000 anni fa nel sobborgo di Milano che oggi si chiama Segrate, vivevano uomini primitivi di inaudita ferocia e violenza: i barbari! Ardarico, re dei barbari dopo una seduta di caccia, con la sua truppa, a base di "maiali molto setolosi, pelosi, selvaggi", cinghiali, ritorna al villaggio e trova la sorpresa. I romani, con a capo l'imperatore Fusco Cornelio, a seguito di una razzia in territorio barbaro, portano via donne (tra cui Uraia, che diventerà la sua) e cavalli. Così "lo re"riunisce i suoi "uomini di inaudita iulenza, di inaudita ferocia, figli del dio Odino", organizzando un viaggio verso Roma per metterla "a carne e pesce".

Ma senza cavalli come arriveranno a Roma? Semplice, re Ardarico se ne starà seduto tranquillo su di un carro, trainato dai suoi barbari, che "galoppano" a suon di frustate. E per vedere se Odino è d'accordo riguardo alla loro discesa, vanno a consultare la maga Columbia che dice: "Odino dice che ci sarà un barbaro che compirà vendetta su Roma...e sarà chiamato il flagello di Dio, Attila". "Da oggi il mio nome sarà Attila, il fratello di Dio" e così re Ardarico si farà chiamare Attila. "A come atrocità, doppia T come terremoto e tragedia, I come ira di Dio, L come laco di sangue e A come adesso vengo e ti sfascio le corna". Dopo aver superato un posto di frontiera romano sul fiume Patavio, e dopo aver messo a ferro e fuoco Saturnia, giungono a Roma, distruggendo l'acquedotto.

Si arriva allo scontro tra una decina di barbari e centinaia di romani a cavallo. I barbari tengono bene e rimangono in tre: Attila, il suo prode Fituffo (Mauro Di Francesco) e Uraia, che sfuggono alle truppe a piedi, con una mongolfiera ideata dal sapiente "Cifone", Silone. Essendoci troppo peso Attila butterà giù l'oro? No, butta giù Fituffo... e così Attila e Uraia vissero barbari e contenti.

- Ultimo aggiornamento: 28 agosto 2006 -

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