
Alcuni suoi modi di dire sono entrati nella cultura popolare italiana, come per esempio la frase di commiato: "Col fischio o senza?", o la battuta emblema di tutta una tradizione cinematografica: "Di fronte all'arte togliti le mutande e mettile da parte!". Marco Giusti, uno dei primi e sinceri estimatori di Vitali, ne WI Nuovi mostri" scriveva: "Alvaro recita con il corpo, d'istinto e si muove benissimo ne "La Liceale, il diavolo e l'acquasanta" dove ha una morte con accompagnamento di Verdi che è qualcosa di sublime, degno di Keaton". Per altri, purtroppo la maggioranza dei critici, Vitali è un tappetto con la faccia da scemo, sporcaccione, sempre pronto a indirizzare i suoi osceni pensieri verso natiche, gambe e tutto il resto delle insegnanti, supplenti, ripetenti, dottoresse del cinemaccio italiano.
Ma chi è veramente Alvaro Vitali? Alvaro nasce a Roma il 3 febbraio del 1950. Dopo gli studi comincia a lavorare come elettricista e nel cinema arriva grazie alla magistrale intuizione di Federico Fellini, che amava riempire i suoi film di figure e personaggi presi dalla strada. E Vitali anche senza aprire bocca, un personaggio lo era già, con questa sua faccia così buffa in cui occhi, naso e bocca sembrano naufragare alla deriva incapaci di trovare un assestamento "umano". Alvaro Vitali aveva insomma la fisicità del comico. Un corpo che ti spingeva al riso anche restando assolutamente immobile.
Il primo film in cui Alvaro fa la sua apparizione è "Fellini Satyricon", a cui seguono "I Clowns", "Roma" e, soprattutto, "Amarcord". In "Roma" Fellini sceglie Vitali per la parte del comico d'avanspettacolo che negli anni della guerra faceva da spalla alle polpose grazie delle ballerine discinte. Una filosofia questa assolutamente assimilabile alla commedia sexy nostrana di cui Alvaro è stato uno dei protagonisti assoluti. Sul palco di "Roma" le cose purtroppo non gli andavano altrettanto bene, visto che il pubblico bramoso delle grazie delle soubrette, per porre fine al suo numero comico arriva addirittura a tirargli addosso un gatto morto.
In Amarcord Fellini invece lo sceglie per il ruolo di uno dei ragazzini dispettosi e allupati della Rimini d'inverno. Anche in questo caso un segno del destino, quello inconfondibile di Pierino naturalmente. Ma Fellini non credeva poi così tanto in Alvaro Vitali, o almeno non ci credeva più di tutti gli altri freaks che farcivano le sue pellicole, tant'è che nel periodo di massima popolarità del nostro, Federico si è interrogato su che tipo di cinema potesse essere un cinema con protagonista assoluto Alvaro Vitali.
Fortunatamente c'è stata la commedia popolare ad assicurare un futuro e un'immortalità artistica al nostro, trasformandolo addirittura in un emblema di un determinato tipo di cinematografia. Dopo tante comparizioni in film (anche importanti) come "Mordi e fuggi" e "Profumo di donna" di Dino Risi, Romanzo popolare di Mario Monicelli e "La Poliziotta" di Steno, l'ingresso alla grande nella gloriosa commedia popolare Alvaro lo fa con "L'Insegnante" di Nando Cicero e "Classe mista" di Mariano Laurenti. In entrambi i film Alvaro è uno studentello (proprio come in Amarcord) che allo studio preferisce le grazie polpose delle sue compagne di scuola o delle sue professoresse. La sua faccia quando spia estasiato le docce delle ragazze dal buco della serratura รจ qualcosa di indescrivibile.
La sua mimica travolgente, più di quella di altri suoi compagni di avventura come per esempio il bravo Stefano Amato, rimane stampigliata nella memoria degli spettatori che a ogni film aspettano l'ingresso in scena di quel buffo personaggio dalla scoreggia facile. E così, a fiume, si alternano le varie commedie scolastiche: "La Liceale", "La Dottoressa sotto il lenzuolo", "La Professoressa di scienze naturali", "La Compagna di banco", "L'Insegnante va in collegio", "La Liceale nella classe dei ripetenti"; quelle militaresche: "La Dottoressa del distretto militare", "La soldatessa alle grandi manovre", "L'Infermiera nella corsia dei militari" e quelle delle professioni e delle corna: "La Vergine, il toro e il capricorno", "L'Onorevole con l'amante sotto il letto", "La Segretaria di mio padre", "Taxi girl", "La Poliziotta fa carriera" e via dicendo.
La grande occasione per passare dai film corali, quelli che facevano cioè leva su un nutrito stuolo di comici, a protagonista assoluto arriva con "Pierino contro tutti". In questo film Vitali, con un look incredibile da alunno di scuola media d'altri tempi, con tanto di grembiule, cartella a tracolla, cappellino in testa e fiocco a pois, è un dispettoso monello che trascorre la sua esistenza tra marachelle e battute a doppio senso. Un successo enorme per il bravo Vitali, che se da un lato si accaparra le copertine e i servizi dei più grandi giornali italiani, dall'altro viene tacciato di volgarità e di incompetenza.
E dire che a quel punto Alvaro Vitali aveva raggiunto il culmine della sua maturazione artistica. Aveva trovato tutto il suo potenziale e i suoi ritmi e da solo bastava a reggere un intero film. E questo non era da tutti. Inutile dire che il momento magico non è durato a lungo, causa la politica imbecille di sfruttamento continuo di un fenomeno da parte dei nostri produttori. A "Pierino contro tutti" hanno fatto seguito "Pierino colpisce ancora", "Gianburrasca" e "Giggi il bullo", pellicole in cui ancora Vitali dà prova delle sue notevoli capacità, e tutta una serie di film di imitazione (spesso molto scadenti e senza Alvaro) quali "Pierino il fichissimo", "Pierino la peste colpisce ancora" e "Quella peste di Pierina", che hanno finito per saturare il mercato nel giro di una sola stagione.
Alvaro ritorna alla grande in "Paolo Roberto Cotechino centravanti di sfondamento" e ne "Il Tifoso, l'arbitro e il calciatore", ma siamo ormai al tramonto di un genere, quello della commedia popolare, che con l'avvento delle prime televisioni private, trova difficilmente posto nei circuiti cinematografici normali. Sergio Citti chiama Alvaro Vitali ben sei anni dopo per una gustosa apparizione in Mortacci. Un tentativo di dare una svolta alla carriera. Vitali non sembra avere queste velleità, a lui, giustamente interessa fare ancora del cinema e, perchè no?, essere amato dal suo pubblico. Nel 1990 esce così "Pierino torna a scuola", un progetto fallimentare fin dall'inizio che cerca inutilmente di riproporre situazioni e temi di un cinema di cui non rimane più neanche il ricordo a una generazione cresciuta con altri miti e altri modelli. Tra l'altro bisogna dire che anche la confezione del film era piuttosto scadente, nonostante la buona volontà di Vitali e il saldo mestiere del regista Mariano Laurenti.
L'ennesima delusione Alvaro l'ha avuta nel 1992 quando il film "Pierino stecchino", nato sulla scia del successo della pellicola di Roberto Benigni, non ha trovato un distributore ed è rimasto praticamente inedito. Medesimo destino anche per il tv movie Club vacanze del 1995.
Lo show bussines degli anni Novanta sembra non aver più spazio per gli scherzi di Pierino. Ma Alvaro non se la prende; ben consapevole di essere un'icona inossidabile degli anni Settanta preferisce dedicarsi alla famiglia e non pensare più ai dispiaceri professionali - come quando l'unico suo film "serio", Malia, vergine e di nome Maria, in cui interpretava un inquietante chierichetto necrofilo che mette incinta una ragazza vergine in stato di morte apparente, è passato inosservato sia dal pubblico che dalla critica.
Forse un giorno verrà anche per lui il grande riscatto, come è successo recentemente a Lino Banfi, o forse no. Quel che conta per noi è che Vitali sia stato almeno una, anzi cento volte, lo studente imbranato, il bidello petomane e il Pierino di turno. Di questo, caro Alvaro, te ne saremo sempre grati.
- Ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2006 -
La filmografia di Alvaro Vitali